Alzatie cammina! I vantaggi di ridurre la sedentarietà1° STUDIO: Non restare sempre seduta! Lunghi periodi di sedentarietà collegati a mortalità precoce delle donne.


Il corpo di una donna a riposo resterà fermo, e questo significa guai di salute nell'anzianità.

 

Rebecca Seguin, scienziato nutrizionale della Cornell University, ha guidato un nuovo studio su 93.000 donne americane in postmenopausa che ha scoperto che quelle con la più alta quantità di tempo sedentario - definito come sedersi e riposare, escluso il dormire - sono morte prima delle loro coetanee più attive.


Tale associazione è rimasta anche dopo il controllo della mobilità e della funzione fisica, lo stato di malattie croniche, i fattori demografici e forma fisica generale; il che significa che anche le praticanti abituali sono a rischio se hanno lunghi periodi di inattività.


Seguin e i co-autori hanno trovato che le donne con più di 11 ore di sedentarietà quotidiana hanno di fronte un aumento del 12 per cento di mortalità prematura per qualsiasi causa rispetto al gruppo più energico - quelle con un massimo di 4 ore di inattività. Il primo gruppo ha anche probabilità maggiori di morte per malattia cardiovascolare, malattia coronarica e cancro del 13, 27 e 21 per cento rispettivamente.


"Il presupposto è che se si è in forma e fisicamente attive, questa è una protezione, anche se si passa una quantità enorme di tempo sedute ogni giorno", ha detto la Seguin, assistente professore di scienze nutrizionali nel College of Human Ecology della Cornell. "In effetti, restare sedute così a lungo ci rende molto meno protette dagli effetti negativi sulla salute della sedentarietà di quanto si creda".


Peggio ancora, ha detto la Seguin, il tempo sedentario in eccesso tende a rendere più difficile ritrovare la forza e la funzionalità fisica. Le donne cominciano a perdere massa muscolare all'età di 35 anni, un cambiamento che accelera con la menopausa. L'esercizio fisico regolare, soprattutto il sollevamento pesi e gli altri esercizi di rafforzamento muscolare, aiuta a contrastare questo calo, ma questa ricerca rileva che, per mantenere la salute,è importante anche un maggiore movimento tutti i giorni, oltre all'allenamento.


"In generale, funziona la filosofia «usalo o lo perdi»", ha detto la Seguin. "Abbiamo molte comodità e tecnologie moderne che, pur rendendoci più efficienti, portano anche ad una ridotta attività e una ridotta capacità di fare le cose. Le donne hanno bisogno di trovare dei modi per rimanere attive". A partire dalla mezza età e anche prima, dice la Seguin, le donne possono adottare "piccoli cambiamenti che fanno una grande differenza". "Se si è in ufficio, alzarsi e muoversi frequentemente. Se si è in pensione e si ha più tempo di inattività, trovare il modo di muoversi dentro e fuori casa. Alzarsi tra i programmi televisivi, fare pause al computer o leggendo ed essere consapevoli di interrompere il tempo sedentario prolungato".


Anche se ricerche precedenti avevano collegato il tempo sedentario prolungato a scarsi esiti di salute, lo studio della Seguin è uno dei più grandi e più etnicamente diversificati di questo tipo. Le donne, che avevano da 50 a 79 anni all'inizo dello studio, attivato nell'ambito del Women’s Health Initiative Study, sono state seguite per 12 anni o più. Il documento è stato pubblicato online il 7 gennaio 2013 nell'American Journal of Preventive Medicine.

 

 

2° studio: Alzarsi ed essere attivi per ridurre le malattie croniche e rendere più facile l'invecchiamento


Le persone che riducono il tempo che stanno sedute e aumentano l'attività fisica hanno un rischio più basso di malattia cronica, secondo una ricerca della Kansas State University.


Anche restare in piedi tutto il giorno - invece di stare seduti per diverse ore di seguito - può migliorare la salute e la qualità della vita, riducendo il rischio di malattie croniche come quelle cardiovascolari, il diabete, le malattie cardiache, l'ictus, il cancro al seno e al colon, tra le altre.


I ricercatori Sara e Richard Rosenkranz, entrambi professori assistenti di nutrizione umana, hanno studiato un campione di 194.545 uomini e donne da 45 a 106 anni di età. I dati provengono dal «45 and Up Study», che è un grande studio australiano sulla salute e l'invecchiamento. "Non solo le persone hanno bisogno di essere più attive fisicamente camminando o facendo attività fisica da moderata a vigorosa, ma esse dovrebbero anche cercare dei modi per ridurre il loro tempo da seduti", ha detto Richard Rosenkranz.


I ricercatori hanno detto che la chiave per migliorare la salute è nel duplice approccio: meno seduti e più in movimento. Spesso le persone trascorrono la maggior parte del giorno sedentari e magari dedicare 30-60 minuti all'esercizio o all'attività fisica, ha detto Sara Rosenkranz. Fare delle pause per alzarsi o muoversi può fare la differenza durante i lunghi periodi da seduti.


Stare seduti per periodi prolungati di tempo - con la poca contrazione muscolare che si verifica - spegne una molecola chiamata lipoproteina lipasi (LPL), secondo Sara Rosenkranz. La lipoproteina lipasi aiuta a assorbire i grassi e i trigliceridi e ad usarli per produrre energia. "Stiamo praticamente dicendo al nostro corpo di arrestare i processi che aiutano a stimolare il metabolismo durante il giorno e ciò non va bene", ha detto Sara Rosenkranz. "Solo rompendo il nostro tempo sedentario, possiamo effettivamente sovraregolare quel processo nel corpo".


In uno studio precedente pubblicato nel Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity, i ricercatori avevano scoperto che più la gente resta seduta, maggiore sarà la probabilità di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e mortalità generale.


Per lo studio più recente, i ricercatori hanno voluto adottare un approccio positivo e vedere se l'aumento dell'attività fisica contribuisce ad aumentare la salute e la qualità della vita. I ricercatori volevano motivare le persone - soprattutto i più giovani - a sedersi di meno e a muoversi di più, in modo da poter invecchiare più felicemente con meno malattie croniche. Richard Rosenkranz dice che "per i giovani, essere motivati ​​ad evitare le malattie non è probabilmente la questione più urgente nella loro vita. Volevamo esaminare salute ottima e qualità di vita eccellente come obiettivi a cui aspirare per la salute".


Per aiutare impiegati e dipendenti, che spesso restano seduti per lunghi periodi di tempo, i ricercatori suggeriscono di provare una scrivania dove sedere o stare in piedi, come modo per diminuire il tempo sedentario e aggiungere attività fisica alla giornata. Una scrivania o workstation siedi/alzati può essere regolata su e giù, così i dipendenti possono aggiungere più tempo in piedi al loro giorno. Ci sono persino scrivanie siedi/alzati per i bambini, e fare compiti o progetti restando in piedi.


La ricerca appare sulla rivista BMC Public Health. Hanno collaborato Gregory Kolt della Scuola di Scienza e Salute della University of Western Sydney di Sydney in Australia, e Mitch Duncan dell'Institute for Health and Social Science Research e il Centre for Physical Activity Studies at Central Queensland University di Rockhampton in Australia.


Mentre i ricercatori hanno utilizzato dati esistenti per questo recente studio, i Rosenkranz stanno ora conducendo esperimenti per manipolare il tempo da seduti nelle persone già attive. Vogliono capire come un tempo più lungo seduti influenza i fattori fisiologici di rischio come la pressione arteriosa, la composizione corporea, i trigliceridi e il colesterolo, l'infiammazione e lo stress ossidativo.

 

 

 

 

 


1° STUDIO
Fonte: 
Cornell University, via Newswise.
Riferimenti: Rebecca Seguin et al. Sedentary Behavior and Mortality in Older Women. American Journal of Preventive Medicine, January 2014
Pubblicato in newswise.com (>English version)

2° STUDIO
Fonte: Kansas State University.
Riferimenti: Richard R Rosenkranz, Mitch J Duncan, Sara K Rosenkranz, Gregory S Kolt. Active lifestyles related to excellent self-rated health and quality of life: cross sectional findings from 194,545 participants in The 45 and Up Study. BMC Public Health, 2013; 13 (1): 1071 DOI: 10.1186/1471-2458-13-1071
Pubblicato in k-state.edu (>English version)


Traduzione di Franco Pellizzari.

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